Dalla pensione lorda INPS alla rata che arriva sul conto: IRPEF con detrazioni da pensione, addizionali locali e tabella lordo-netto aggiornata al 2026.
Rata mensile netta con addizionali medie (regionale 1,73%, comunale 0,80%):
| Lorda al mese | Lorda annua | Netta al mese | Trattenute |
|---|---|---|---|
| 800 € | 10.400 € | 737 € | 7,9% |
| 1.000 € | 13.000 € | 873 € | 12,7% |
| 1.200 € | 15.600 € | 1.009 € | 15,9% |
| 1.500 € | 19.500 € | 1.213 € | 19,1% |
| 1.800 € | 23.400 € | 1.417 € | 21,3% |
| 2.000 € | 26.000 € | 1.557 € | 22,1% |
| 2.500 € | 32.500 € | 1.870 € | 25,2% |
| 3.000 € | 39.000 € | 2.176 € | 27,4% |
| 3.500 € | 45.500 € | 2.483 € | 29,1% |
| 4.000 € | 52.000 € | 2.779 € | 30,5% |
Sulla pensione non c’è la trattenuta contributiva del 9,19%: il salto dal lordo al netto è fatto solo di imposte. La detrazione da pensione (1.247 € in questo caso) abbatte l’IRPEF lorda di 4.485 €.
È la domanda che si fa chi confronta l’ultima busta paga con il primo cedolino da pensionato. Il lordo può restare simile, ma le trattenute cambiano natura: sparisce il 9,19% di contributi INPS e cambia la detrazione, che per i pensionati parte più alta ma si esaurisce prima. Il risultato è un netto più alto a parità di lordo.
A 1.500 € lordi al mese la pensione lascia −86 € in più al mese rispetto a uno stipendio dello stesso lordo (1.213 € contro 1.299 €). Il divario nasce dai contributi INPS, che il pensionato non versa, e si riduce in percentuale al crescere dell’importo.
Il prelievo non è proporzionale: cresce più in fretta del lordo perché due effetti si sommano, gli scaglioni IRPEF che avanzano e la detrazione che si riduce fino ad azzerarsi a 50.000 €.
Fino a circa 654 € lordi al mese (8.500 € l’anno) la detrazione azzera l’imposta: l’aliquota media parte da zero. Poi sale rapidamente perché la detrazione si consuma mentre il reddito cresce, e supera il 31% sulle pensioni più alte.
La pensione paga l’IRPEF come qualsiasi reddito (23–33–43% per scaglioni), ridotta dalla detrazione per redditi da pensione (fino a 1.955 €, decrescente e azzerata a 50.000 €), più le addizionali regionale e comunale. Non si pagano invece contributi INPS: per questo, a parità di lordo, la pensione netta è più alta di uno stipendio. 1.500 € lordi al mese diventano circa 1.213 € netti.
La no-tax area dei pensionati è di circa 8.500 € l’anno, cioè circa 654 € lordi al mese su 13 rate: fino a questa soglia la detrazione copre tutta l’imposta. Sotto soglia si azzera anche l’addizionale.
A gennaio l’INPS applica la perequazione (rivalutazione all’inflazione) e ricalcola le ritenute; a dicembre arriva la tredicesima, tassata senza detrazioni aggiuntive, e l’eventuale conguaglio IRPEF di fine anno. Anche gli importi degli acconti delle addizionali sono ripartiti in 11 rate (gennaio–novembre).
Sì: è una somma aggiuntiva erogata a luglio ai pensionati con almeno 64 anni e redditi fino a circa 2 volte il trattamento minimo. Vale da circa 336 a 655 € secondo reddito e anni di contributi, ed è esente da IRPEF: non passa da questo calcolo.
No: calcola il netto di una pensione lorda già nota. La stima della pensione futura dipende da montante contributivo, coefficienti di trasformazione ed età: per quella serve il simulatore “La mia pensione futura” dell’INPS.
Aliquote, scaglioni, detrazioni e massimali sono trascritti dalle fonti primarie citate in pagina e confrontati con i valori di controllo pubblicati in metodologia. Chi cura il sito, con quali verifiche e con quale calendario di aggiornamento è spiegato in redazione e metodo.