Tutti gli strumenti del sito in una pagina, più una mini-guida per leggere il cedolino: imponibili, trattenute, detrazioni e conguagli.
Il cedolino qui sotto è quello di un mese ordinario con una RAL di 30.000 €: sulla sinistra ciò che l’azienda ti riconosce, sulla destra ciò che trattiene e versa per tuo conto. Il numero in fondo è l’unico che finisce sul conto corrente.
| Retribuzione lorda del mese (RAL ÷ 13) | 2.308 € |
| Totale competenze | 2.308 € |
| Contributi INPS 9,19% | 212 € |
| IRPEF netta (dopo detrazioni) | 248 € |
| Addizionali regionale e comunale | 53 € |
| Totale trattenute | 513 € |
La domanda che sta dietro a quasi tutti i calcolatori di questa pagina è sempre la stessa: se il lordo sale, quanto ne arriva a destinazione? Il grafico misura il prelievo complessivo — contributi previdenziali, IRPEF e addizionali messi insieme — in percentuale della retribuzione annua lorda. Non è l’aliquota IRPEF dello scaglione: quella dice solo quanto costa l’ultimo euro guadagnato, mentre qui si legge il peso medio su tutto il reddito.
Questa è la progressività vera del sistema italiano: non la sola IRPEF, ma tutto quello che separa il costo dichiarato in contratto dal denaro che arriva sul conto. Si passa dal 6,5% di una RAL da 15.000 € al 44,3% di una da 120.000 €. Le prime colonne sono così basse perché il trattamento integrativo e la somma esente del cuneo fiscale restituiscono in busta più di quanto l’IRPEF porti via; sopra i 20.000 € quel sostegno si esaurisce e la curva si impenna.
Due persone con lo stesso contratto, lo stesso livello e la stessa RAL possono ricevere buste paga diverse per un motivo che con il lavoro non c’entra nulla: la residenza al 1º gennaio. Regione e comune fissano ognuno la propria addizionale, e la forbice tra i due estremi non è simbolica.
A parità di contratto, di mansione e di ore, tra il comune più leggero e quello più pesante ballano 1.152 € l’anno, cioè 89 € su ogni busta. È l’unico pezzo del calcolo che dipende dall’indirizzo di residenza al 1º gennaio e non dal datore di lavoro: le aliquote reali del tuo comune sono nella scheda dell’addizionale comunale.
I calcoli seguono il TUIR (detrazioni art. 13, tassazione separata art. 19), la Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025: nuova aliquota 33%, cuneo strutturale), le circolari INPS n. 4 e n. 6 del 2026 (massimali NASpI, soglie contributive, aliquote Gestione Separata) e i coefficienti ISTAT/FOI per la rivalutazione del TFR. Dove le aliquote variano sul territorio (addizionali regionali e comunali) usiamo valori medi modificabili nei calcolatori.
Tre blocchi: la parte alta con i dati del rapporto (qualifica, livello, CCNL, paga base e superminimi); il corpo con le voci del mese (retribuzione, straordinari, malattia, ferie godute); la parte bassa con le trattenute (INPS, IRPEF, addizionali), i bonus e il netto. In fondo compaiono anche TFR accantonato e ferie/permessi residui.
L’imponibile previdenziale è la base su cui si calcolano i contributi INPS (in pratica la retribuzione lorda del mese). L’imponibile fiscale è il lordo meno i contributi a carico del lavoratore: su questo si calcola l’IRPEF. È il motivo per cui l’IRPEF non si applica su tutta la RAL.
A dicembre (o alla cessazione) il datore ricalcola imposte e detrazioni sull’intero anno effettivo: se durante l’anno ha trattenuto troppo, restituisce la differenza in busta; se ha trattenuto poco, la recupera. Per questo la busta di dicembre è spesso diversa dalle altre anche a parità di lavoro.
Sì: scaglioni IRPEF 23–33–43% (L. 199/2025), taglio del cuneo fiscale strutturale, massimali NASpI da Circolare INPS 4/2026, soglie contributive da Circolare 6/2026 e coefficiente TFR definitivo 2025. Ogni pagina indica le fonti normative usate.
Aliquote, scaglioni, detrazioni e massimali sono trascritti dalle fonti primarie citate in pagina e confrontati con i valori di controllo pubblicati in metodologia. Chi cura il sito, con quali verifiche e con quale calendario di aggiornamento è spiegato in redazione e metodo.