Retribuzione di una badante secondo il CCNL lavoro domestico 2026: minimi, valori medi di mercato e regole fiscali particolari del settore.
Fonte: CCNL Lavoro domestico 2026. Gli importi comprendono i minimi contrattuali e i valori reali di mercato, superiori ai minimi nelle grandi città.
| Profilo | Retribuzione annua | Al mese (13 mensilità) |
|---|---|---|
| Ingresso | 14.000 € | 1.076,92 € |
| Profilo medio | 17.500 € | 1.346,15 € |
| Senior / top | 22.000 € | 1.692,31 € |
Dal primo impiego al profilo con esperienza la differenza vale 615 € al mese. La colonna grigia è il netto medio di un lavoratore dipendente italiano: anche il profilo più esperto resta 225 € al mese sotto quella soglia. Le tre colonne di sinistra però sono già quasi nette — il datore domestico non trattiene l’IRPEF — mentre la grigia è un netto dopo tutte le trattenute: il divario reale è più stretto di quanto appaia.
La badante assiste persone anziane o non autosufficienti, spesso in regime di convivenza. Il CCNL domestico prevede livelli CS/DS per l’assistenza a persone non autosufficienti, con minimi più alti.
La convivenza include vitto e alloggio (valore convenzionale in busta); notti di assistenza e festivi sono retribuiti a parte. Come per la colf, il netto è vicino al lordo perché il datore non trattiene l’IRPEF.
Le tre figure principali del lavoro domestico condividono lo stesso contratto collettivo, ma non lo stesso inquadramento. Ecco come si posizionano l’una rispetto all’altra sul profilo medio.
Stesso contratto collettivo, ma tra badante e babysitter corre il 25%. La differenza non sta nelle ore ma nel livello di inquadramento: l’assistenza a una persona non autosufficiente richiede i livelli CS e DS del CCNL, i più alti della tabella, mentre pulizie e cura dei bambini stanno nei livelli B e B super. A parità di livello, la convivenza aggiunge vitto e alloggio ma abbassa la paga oraria.
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Tipicamente tra 1.077 € e 1.692 € al mese (13 mensilità), con un valore medio attorno a 1.346 €. Nel lavoro domestico la cifra concordata è quasi “piena”: il datore non trattiene l’IRPEF.
Il datore di lavoro domestico non è sostituto d’imposta: in busta trattiene solo la piccola quota di contributi a carico del lavoratore. L’IRPEF si regola nella dichiarazione dei redditi, dove però con questi importi le detrazioni la azzerano in tutto o in parte.
Sì, il CCNL lavoro domestico prevede tredicesima, TFR, ferie retribuite e indennità di vitto e alloggio per i conviventi: vanno conteggiati nel costo complessivo per la famiglia.
La convivenza include vitto e alloggio (valore convenzionale in busta); notti di assistenza e festivi sono retribuiti a parte. Come per la colf, il netto è vicino al lordo perché il datore non trattiene l’IRPEF.
Aliquote, scaglioni, detrazioni e massimali sono trascritti dalle fonti primarie citate in pagina e confrontati con i valori di controllo pubblicati in metodologia. Chi cura il sito, con quali verifiche e con quale calendario di aggiornamento è spiegato in redazione e metodo.