Congedo obbligatorio all’80% (spesso integrato al 100%), maternità anticipata, congedo parentale all’80% e al 30%.
Durante il congedo di maternità lo stipendio è sostituito da un’indennità INPS, anticipata in busta dal datore: 80% per i 5 mesi obbligatori, percentuali diverse per il congedo parentale. Ecco quanto resta, mese per mese.
| Retribuzione media mensile | Congedo obbligatorio (80%) | Parentale all’80% | Parentale al 30% |
|---|---|---|---|
| 1.300 € | 1.040 € | 1.040 € | 390 € |
| 1.500 € | 1.200 € | 1.200 € | 450 € |
| 1.800 € | 1.440 € | 1.440 € | 540 € |
| 2.200 € | 1.760 € | 1.760 € | 660 € |
Percentuali sulla retribuzione media giornaliera del mese precedente il congedo. Molti CCNL obbligano il datore a integrare l’obbligatoria fino al 100%.
Le percentuali della tabella dicono poco finché non le si mette in fila sul calendario. Il percorso più comune — obbligatoria piena, poi tutto il parentale indennizzato spettante alla madre — disegna una scaletta con uno scalino netto a metà strada.
Percorso su una retribuzione di riferimento di 1.500 €: cinque mesi di obbligatoria all’80%, tre di parentale all’80%, tre al 30%, poi il rientro. Lo scalino del nono mese è il momento critico: l’assegno passa da 1.200 € a 450 € da un mese all’altro, ed è la ragione per cui molte madri rientrano proprio lì.
Sommando i dodici mesi si ottiene la cifra che serve davvero per pianificare: quanto entra in cassa rispetto a un anno lavorato per intero.
In dodici mesi entrano 12.450 € invece di 18.000 €. I 5.550 € mancanti equivalgono a circa 3,7 mensilità nette di uno stipendio medio italiano. Contributivamente, invece, il periodo è coperto per intero: ai fini della pensione l’anno vale come lavorato.
Il divario cresce in proporzione allo stipendio, quindi il calcolo va rifatto sul proprio caso. Ecco lo stesso conto sui quattro livelli della tabella.
La perdita è sempre pari al 30,8% della retribuzione annua, quindi cresce proporzionalmente: chi guadagna di più perde di più in valore assoluto. L’integrazione del CCNL cambia molto: dove l’obbligatoria è portata al 100% si recuperano 1.500 € sui 5.550 € della riga evidenziata, cioè il 27% del totale, solo nei primi cinque mesi.
Flessibile: 2+3, 1+4 o — con ok del ginecologo — tutti e 5 i mesi dopo il parto. Indennità 80%, divieto assoluto di lavoro.
Per gravidanza a rischio (ASL) o mansioni pericolose non ricollocabili (Ispettorato): stessa indennità dell’obbligatoria, anche per mesi.
Fino ai 12 anni del figlio, massimo 10–11 mesi tra i due genitori: dal 2025 i primi 3 mesi all’80%, gli altri indennizzati al 30% entro limiti di reddito.
10 giorni di congedo obbligatorio al 100% entro i 5 mesi dalla nascita, cumulabili con il parentale ordinario.
Quanto vale il tuo stipendio pieno: calcolatore netto. Se il rapporto finisce: calcolo NASpI.
L’INPS paga l’80% della retribuzione media giornaliera per i 5 mesi di congedo obbligatorio. Molti CCNL (commercio, metalmeccanici, credito, pubblico impiego) impongono al datore di integrare fino al 100%: in quel caso lo stipendio non cambia.
Per gravidanza a rischio o mansioni incompatibili, l’Ispettorato del lavoro o la ASL possono anticipare il congedo prima dei 2 mesi standard: l’indennità resta l’80% (più eventuale integrazione CCNL) per tutto il periodo autorizzato.
Dopo l’obbligatoria, i genitori hanno diritto a ulteriori mesi di congedo fino ai 12 anni del figlio: dal 2025 i primi 3 mesi sono indennizzati all’80% (se goduti entro i 6 anni del bambino), i successivi al 30%.
Durante il congedo obbligatorio sì: anzianità, ferie, tredicesima e TFR maturano regolarmente. Durante il parentale al 30%, invece, ferie e mensilità aggiuntive di norma non maturano (salvo migliori previsioni del CCNL).
Sì: le dimissioni della lavoratrice madre (o del padre) entro il primo anno di vita del figlio vanno convalidate all’Ispettorato e danno diritto alla NASpI anche se volontarie, oltre all’indennità di mancato preavviso.
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