Carenza a carico del datore, indennità INPS al 50% e 66,66%, integrazioni CCNL fino al 100%: le regole.
Durante la malattia lo stipendio non sparisce ma cambia composizione: i primi tre giorni li copre il datore secondo il CCNL, dal quarto entra l’indennità INPS, quasi sempre integrata dal datore fino a una percentuale più alta.
| Periodo | Indennità INPS | Chi paga |
|---|---|---|
| Giorni 1–3 (carenza) | 0% | Datore di lavoro: molti CCNL prevedono il 100% |
| Dal 4º al 20º giorno | 50% | INPS, spesso integrata dal datore fino al 75–100% |
| Dal 21º al 180º giorno | 66,66% | INPS, spesso integrata dal datore fino al 100% |
Percentuali sulla retribuzione media giornaliera. In caso di ricovero senza familiari a carico l’indennità INPS è ridotta ai 2/5. Massimo indennizzabile: 180 giorni per anno solare.
La scala si ferma a trenta giorni perché lì dentro cade la quasi totalità delle assenze — ed è proprio la parte peggio coperta dall’INPS: prima tre giorni a zero, poi due settimane a metà stipendio. La percentuale piena del 66,66% arriva quando la maggior parte dei lavoratori è già rientrata. Dal 181º giorno l’indennità cessa del tutto e resta solo quanto previsto dal CCNL fino al termine del comporto.
Il contratto del commercio garantisce il 100% nei giorni di carenza e l’integrazione datoriale fino al 75% dal 4º al 20º giorno e al 100% dal 21º: su uno stipendio di 1.783,75 € lordi (4º livello) la perdita effettiva resta contenuta. Regole simili valgono per metalmeccanici e per la gran parte dei contratti industriali.
Senza integrazione contrattuale quindici giorni di influenza costerebbero 617 € su un lordo quindicinale di 1.029 €. Con l’integrazione del commercio la perdita scende a 206 €: è il CCNL, non la legge, a fare quasi tutta la differenza.
La lettura più utile è questa: con la sola indennità di legge un’assenza breve costerebbe il 60% della retribuzione del periodo, mentre con l’integrazione contrattuale scende al 20%. A chiudere il buco non è l’INPS ma il contratto collettivo: prima di firmare vale la pena controllare quali percentuali prevede il proprio, nella scheda dei contratti collettivi.
Nel cedolino compaiono voci separate — “indennità malattia INPS”, “integrazione datore”, “trattenuta malattia” — che confondono. Ecco come si divide il conto degli stessi quindici giorni.
L’INPS copre meno della metà del conto. Il datore anticipa comunque tutto in busta e poi si conguaglia con l’istituto: la voce “malattia INPS” che si legge nel cedolino è solo contabile, i soldi arrivano tutti dalla stessa azienda.
Avvisare subito l’azienda, farsi rilasciare il certificato telematico dal medico (il numero di protocollo va comunicato al datore) e rispettare le fasce di reperibilità per le visite fiscali. Il datore riceve il certificato direttamente dall’INPS.
Il tuo stipendio pieno: calcolatore netto. Assenze retribuite diverse: maternità.
Dipende dal CCNL. L’INPS paga il 50% dal 4º al 20º giorno e il 66,66% dal 21º al 180º; i primi 3 giorni (carenza) sono a carico del datore. Molti contratti — commercio, metalmeccanici, edilizia — obbligano il datore a integrare fino al 100% per i primi mesi.
Fasce di reperibilità: 10–12 e 17–19 per i dipendenti privati, 9–13 e 15–18 per i pubblici, 7 giorni su 7 compresi festivi. L’assenza ingiustificata fa perdere l’indennità (in tutto o in parte) e può avere conseguenze disciplinari.
Fino al periodo di comporto fissato dal CCNL: tipicamente 180 giorni (6 mesi), a volte 12–13 mesi per anzianità elevate o malattie gravi. Superato il comporto, il datore può licenziare.
Sì: nei limiti del periodo di comporto la malattia è coperta da contribuzione figurativa e gli istituti contrattuali continuano a maturare come se si lavorasse.
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